Restauro conservativo del pavimento ad intarsio lapideo del presbiterio della Chiesa di San Pantalon a Venezia

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La chiesa di San Pantalon, sita a Venezia nel Sestriere di Dorsoduro, non lontano da Campo Santa Margherita, si affaccia sul campo omonimo e su Rio Novo. Nel presbiterio si trova un pavimento marmoreo ad intarsio di grande bellezza, risalente alla prima metà del XVII secolo, che ricopre l’area di fronte l’altare maggiore. Il precario stato di conservazione e il degrado dovuto all’umidità stavano provocando il sollevamento e la disgregazione delle lastre marmoree. Alcune porzioni del pavimento si frantumavano e lentamente, ma inesorabilmente andavano perdute. Artigiani per Venezia ha deciso intervenire per la messa in sicurezza e per il restauro conservativo dell’intarsio lapideo, concordando il progetto e le metodologie di intervento la Soprintendenza dei Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e laguna.

Un preciso rilievo geometrico e critico ci ha permesso di individuare le forme di degrado in atto e le tipologie di marmo che compongono l’opera.
I fenomeni di degrado riscontrati erano molti e di tipologia diversa:

  • una generale erosione della superficie causata dai sali presenti nell’umidità di risalita con una degradazione differenziale molto accentuata, che ha portato alla disgregazione e alla perdita in alcune aree di materiale con conseguente creazione di lacune, mancanze, fessure e incavi della superficie;
  • sollevamenti e distacchi causati dalla pressione, provocata dall’umidità e dai sali, a cui sono sottoposte dal basso le lastre marmoree, che a seguito del calpestio su un sottofondo non più omogeneo, portano alla frantumazione e la perdita di parti di pavimento;
  • la presenza di lacune che innescano, nelle zone limitrofe, un allentamento della coesione tra gli elementi in marmo e portano al loro conseguente distacco;
  • uno spesso strato di cera e depositi che copriva in modo non omogeneo la superficie marmorea, con presenza di aloni e di una diffusa alterazione cromatica soprattutto negli elementi in marmo bianco e grigio;
  • le diffuse integrazioni della superficie, alcune cementizie o con materiali non idonei e sensibili all’umidità, eseguite in diversi momenti storici durante manutenzioni precedenti.

La metodologia di intervento proposta ha posto come priorità la messa in sicurezza di tutte le parti disgregate cercando di salvare più frammenti possibili nei materiali marmorei e proponendo a livello progettuale le seguenti operazioni:

  • il recupero e la catalogazione dei frammenti di marmo distaccati o in fase di distacco soprattutto nelle aree di rigonfiamento;
  • la pulitura del fondo di alloggiamento delle lastrone marmoree rimosse;
  • il riposizionamento in sede dei frammenti salvati con loro fissaggio mediante miscela di colofonia e cera;
  • la microstuccatura di contenimento dei bordi perimetrali alle lacune con impasto a base di calce stagionata, polvere di marmo e pigmenti;
  • la pulitura della superficie lapidea da depositi e cera con lavaggi specifici;
  • la rimozione, ove possibile e necessario delle stuccature a cemento inidonee;
  • la stuccatura finale delle lacune e mancanze con un impasto a base di calce aerea stagionata, polvere di marmo e pigmenti lisciato come un pastellone, steso ad imitazione del marmo e lucidato con olio di lino. La scelta di questo impasto per le integrazioni è stata fatta, per la sua permeabilità all’umidità di risalita che eviterà di veicolare alle lastre marmoree limitrofe l’azione disgregatrice della ricristallizazzione dei sali.

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Durante la realizzazione dell’intervento, il progetto si è rilevato corretto, ma come è normale che sia, la scoperta di nuove informazioni ha completato e portato all’introduzione di nuove fasi necessarie alla corretta conservazione dell’opera.
Durante i primi test per verificare le procedure previste, nel progetto approvato dall’ente di Soprintendenza, abbiamo rilevato alcuni dati importanti.Le prime aree di intervento sono state quelle in cui il rivestimento presentava parti disgregate, lacune profonde e punti di rigonfiamento del materiale lapideo con evidente degradazione differenziale associata ad erosione diffusa delle lastrone marmoree.
Le sequenze fotografiche mostrano alcune delle fasi testate in situ.

Durante la campionatura, relativa alla rimozione e messa in sicurezza delle parti sollevate e disgregate, è stata applicata una velinatura con garze di cotone molto sottili e paraloid B72 diluito al 2% applicate sulle parti interessate e sui bordi delle stesse per garantire la sicurezza del perimetro e l’asportazione dei frammenti di marmo.

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L’operazione ha messo in luce la presenza sul fondo di alloggiamento delle lastrone in marmo di tracce di colofonia e di una polvere igroscopica che è stata riconosciuta, attraverso le analisi, come solfato di calcio (gesso).
La presenza del gesso accompagnata da una così forte umidità di risalita ha causato il fenomeno di ringonfiamento e di successiva disgregazione del marmo. L’osservazione del sottofondo, nei punti di asportazione delle lastre, ha evidenziato la presenza di lastre in pietra di notevole spessore in un buono stato conservativo senza cedimenti o altre alterazioni che possano influire sullo stato di conservazione del pavimento.
Le sedi di alloggiamento sono state pulite il più possibile dai residui di gesso e colla alterati e successivamente, dopo un adeguata asciugatura dell’area, e’ stata prodotta una miscela di colofonia e c’era d’api naturale in proporzione 80 e 20, colata nell’alloggiamento per il posizionamento dei frammenti recuperati.

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La manutenzione ordinaria del pavimento, costituita da sommari lavaggi e pesanti cerature, ha portato alla formazione di un generale deposito superficiale inglobato in uno spesso strato di cera. Per rimuovere tale deposito si è eseguito quindi un lavaggio con acqua e tensioattivo a bassa percentuale, che coadiuvato da una leggera azione meccanica con spazzolini a setola morbida, ha permesso di rimuovere una parte della cera e dello sporco presente sulla superficie. Il successivo lavaggio con vapore ha consentito la rimozione completa dei residui anche nelle fessure e nelle aree di erosione.

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Data la diffusa presenza di lacune e mancanze nei punti di maggiore degrado, la questione metodologia sulle stuccature, fondamentale per ottenere una forma di riempimento e ricoesione della superficie, è stata approfondita e studiata attraverso la collaborazione tra terrazzieri e restauratori.
La tecnica proposta in fase di progettazione, con un impasto a base di calce aerea invecchiata, polveri di marmo e pigmenti lisciato a ferro ad imitazione del marmo e lucidato con olio di lino e’ risultata idonea e in accordo con la Soprintendenza dei Beni architettonici e paesaggistici di Venezia e laguna. Si stanno altresì realizzando altre campionature unendo l’impasto scelto ad una semina di marmi differenziata per aree. Questo test ha dato buoni risultati e sarà verificato nei prossimi giorni dalla Direzione Lavori e dalla Soprintendenza.

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Intervento eseguito con autorizzazione soprintendenza B.A.P. di Venezia e laguna – prot. 9099 del 25/06/2013 e con il patrocinio di Confartigianato Venezia

Committente: Diocesi Patriarcato di Venezia Parrocchia di San Pantalon
Alta Sorveglianza: Arch. Chiara Ferro, Dott.ssa Lucia Bassotto
Direzione lavori: arch. Giovanna Ferrari
Direttore tecnico: Giovanna Pellizzari, Chiara Tolin

Per lo svolgimento questo intervento alcune ditte hanno offerto gratuitamente il loro lavoro:
Uni.S.Ve.
Vianello Pavimenti
Lamon Marmi
3A Laboratori
Officina Fabbrile Bonacin
Leonardo Gatto designer

L’intervento è stato anche finanziato da:
Maria Teresa Fiorin
Alilaguna